“Occidenti e modernità” (Andrea Graziosi, il Mulino) impone di scendere a duello con 211 faticose pagine. È certo un caso che l’abbia terminato nel giorno della vittoria di Trump; non credo invece lo siano le ragioni che hanno portato alla sua elezione: per molti aspetti le ritroveremo nel lavoro di Graziosi. Graziosi usa il plurale e avverte che gli “Occidenti” non sono più gli stessi da quando il Covid e l’invasione dell’Ucraina hanno spazzato via che le categorie mentali e politiche con cui sinora abbiamo letto la realtà. Gli “Occidenti” sono stati più d’uno, avverte l’autore; il nostro nuovo Occidente è iniziato nel ’45, legato alla versione del Moderno nata negli Stati Uniti. (Nota: Graziosi è uno storico di grandissimo valore. A lui dobbiamo studi sull’Unione Sovietica diventati riferimento obbligato: ha potuto consultare gli archivi di Mosca nel breve lasso di tempo in cui sono...