Il Dreyfus della nostra epoca

By on Mar 26, 2025 in Contemporaneità

Non avevo la più pallida idea di chi fosse Boualem Sansal né tantomeno del suo lavoro di scrittore. Dopo aver letto il romanzo-reportage “Fedeli a oltranza” ne avevo a sufficienza di storie il cui soggetto è il fanatismo islamico. Paesi come l’Indonesia, l’Iran, il Pakistan e la Malesia che Naipaul visita a vent’anni di distanza dopo il trionfo dell’Islam. A scanso di equivoci va precisato che Vidiadhar Surajprasad Naipaul non è esattamente (o meglio: non era) il perfetto esemplare di maschio bianco facilmente accusabile di islamofobia colonialista. Tornando a Sansal, se non fosse successo quel che è successo e continua a succedere – un uomo in età, malato di cancro, che rischia di morire in prigione per aver scritto un libro considerato offensivo dagli islamisti algerini – non mi sarei mai sognato di leggere “2084. La fine del mondo” o “Il villaggio del tedesco” né...

Inserzione per una città in cui non voglio più abitare

By on Mar 15, 2025 in Contemporaneità

Le città sono come le persone, cambiano. E Milano è cambiata parecchio dai tempi in cui potevo parcheggiare la mia Cinquecento in via Festa del Perdono. Sono un milanese figlio di milanesi, nipote di milanesi. Una specie rarissima. Ma per caso, per ventura, per necessità, non sono nato a Milano. Ci sono arrivato giusto negli anni dell’università, dopo un giro che mi ha fatto diventare un ibrido del Nord; in tal modo mi sento contemporaneamente milanesissimo (in casa parlavano un dialetto che avrebbe suscitato l’approvazione del Porta) e perfettamente estraneo. Una sorta d’apolide rispetto a chi – e ne conosco parecchi – conserva ancora le amicizie dell’asilo.  A Milano hanno trovato benessere e in molti casi ricchezza generazioni di siciliani, pugliesi, calabresi, lucani, campani. Milano accoglieva e offriva opportunità a chiunque avesse un minimo di talento e voglia di lavorare. Oggi...

I casalinghi di Voghera

By on Mar 7, 2025 in Contemporaneità

Dobbiamo al buon vecchio Hegel la scoperta che ogni trasformazione quantitativa diviene qualitativa e viceversa. Se si abbassa la temperatura di qualche grado l’acqua ghiaccia, se s’innalza diviene vapore; basta poi un protone in più o in meno e al variare del numero atomico ecco mutare anche l’essenza della materia. Una legge che trova applicazione anche in letteratura. “Morte a Venezia” consta di un centinaio di pagine, la “Montagna incantata” supera le settecento. Entrambe appartengono alla categoria capolavori assoluti, quel genere di cose che rendono la vita degna di essere vissuta; ma mentre la mole della storia di seduzione e morte di Gustav von Aschenbach non spaventa nessuno, la “Montagna” (incantata o magica che sia) si rivela un’ascensione impossibile per una quantità di lettori. Purtroppo questa legge vale anche per anche le opere di saggistica e più in generale per la...

La trama del nostro modo di stare al mondo

By on Feb 28, 2025 in Filosofia

“L’errore non si propaga, non si amplia, non vive che a una condizione: trovare nella società in cui si diffonde un terreno di cultura favorevole… una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita” (Marc Bloch). Questa citazione conclude il breve capitolo introduttivo di “Cambiare la storia. Falsi, apocrifi, complotti” (Adriano Prosperi, Einaudi). È forse l’affermazione più importante contenuta in questo lavoro; senza dubbio riguarda noi tutti. Il lavoro di Prosperi prende avvio da una domanda retorica: la storia è modificabile? Nonostante si sappia sin dai tempi di Aristotele che è un non senso (“nessuno può scegliere di aver saccheggiato Troia”) così come non è il caso di perdere tempo sull’eterno ritorno dell’eguale di nietzschiana memoria, stando alla Cancel culture parrebbe che sì: eliminare ciò che non ci garba, ripulire la storia...

Una menzogna lunga un secolo

By on Feb 22, 2025 in Contemporaneità

Appartengo a una generazione che teneva la Storia in gran conto. La Storia e in subordine la Geografia erano il combustibile che alimentava le nostre pressoché infinite discussioni. La politica teneva banco, ne eravamo quasi tutti innamorati nel modo insensato e infantile che segnò gli anni Settanta prima che da stupidissimi diventassero di piombo. Si perseguiva la Storia con una acribia degna di un rabbino chassidico nella convinzione che da essa nascesse la comprensione della realtà. Disprezzavamo le falsificazioni quanto e più dell’ignoranza, convinti che la seconda poteva essere colmata dallo studio, mentre la prima era il frutto della disinformazione pianificata. Così, neppure il più roccioso stalinista avrebbe negato che sì, l’Unione Sovietica aveva sottoscritto un patto con la Germania nazista per poi procedere alla serena spartizione della Polonia, all’invasione delle...